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Cominciamo oggi un discorso che porteremo avanti a nei prossimi giorni. Si tratta delle “terapie”, assai meglio trattamenti, di tipo energetico vibrazionale che possiamo usare per stare meglio sia fisicamente che spiritualmente. Alcune di queste sicuramente le conosci già: Reiki, Fiori di Bach,… altre invece forse non le hai mai sentite nominare, tipo il therapeutic touch, la radionica…
Il fine di questi articoli sarà farti conoscere queste tecniche e farti valutare con obiettività se possono esserti in qualche modo utili. Prima di tutto, però, è bene sgomberare il campo da eventuali santoni, san pepi e compagnie varie
La teoria energo-vibrazionale si basa sul presupposto che se noi siamo assestati su una certa lunghezza d’onda, una certa frequenza, tenderemo ad attrarre altre persone/situazioni con la medesima lunghezza d’onda. Per farmi meglio capire userò una metafora: nell’aria ci sono in ogni istante tutte quante le stazioni radio che stanno trasmettendo. Se tu hai una radio che è sintonizzata su una precisa frequenza potrai ascoltare solo la stazione che trasmette a quella frequenza e di conseguenza tutto il resto non ci sarà. Ci sarà, è vero, ma tu non lo potrai sentire fintanto che non giri la manopola della sintonia e non ti sintonizzi su un’altra frequenza dove trasmette un’altra stazione. La tua radio è stata costruita per potersi sintonizzare su delle frequenze precise e non potrai mai ascoltare con quella radio delle frequenze che siano superiori o inferiori a quelle che la radio può sintonizzare. Ma per quelle che sono nel range di ascolto della tua radio, ti basta sintonizzarti cercando una stazione che trasmette ciò che ti piace.
Con il nostro Essere le cose sono in un certo modo simili. Noi possiamo però, al contrario di una semplice radiolina, sintonizzarci su una quantità di frequenze davvero incredibile, dicono addirittura infinita. La luce è vibrazione con una propria frequenza e i nostri occhi (ma anche la pelle!) possono sintonizzarsi su di essa. Possiamo udire i suoni con le orecchie. Ma possiamo fare molto molto di più: possiamo collegarci alle menti delle altre persone e non solo, forse addirittura (ma non ci sono definitive prove scientifiche a riguardo) con persone non più in vita. Possiamo sintonizzarci su idee e situazioni volute ed attrarle a noi (la Legge d’Attrazione di cui già abbiamo parlato precedentemente) e tanto tanto altro.
Le cosiddette terapie energetiche sono degli strumenti che noi abbiamo per agire sulla nostra “manopola della sintonia” in modo da vivere nella nostra vita qualcosa che ci piace invece di qualcosa che non ci va bene. Io non amo parlare di “terapie” in quanto sono dell’idea che una terapia presuppone una malattia e comunque è un termine anche medico che mal si presta a questo tipo di concezione olistica che qui viene affrontato. Preferisco chiamare queste tecniche semplicemente trattamenti. Una cosa trattata in qualche modo si trasforma, così anche le energie sottili che fanno parte del nostro Essere.
Se siamo particolarmente negativi, preoccupati, depressi, il fatto di praticare una buona meditazione ci porterà a vibrare in maniera diversa e quindi a sperimentare degli stati d’animo migliori. Ma perché ciò accada è necessario che la meditazione sia quella giusta. Un depresso che mediti sulla morte non sempre si tira su, anzi! Se però inizia a meditare sulla gioia, sulla Natura, sulla bellezza e così via allora sì che starà presto meglio. E man mano che continuerà a meditare in questo modo, nella sua mente si instaurerà un’abitudine a rimanere sintonizzato sempre su questi pensieri e allora sarà diventato una persona gioiosa e felice di vivere.
La stessa situazione o anche un disagio fisico o psicologico può essere vantaggiosamente trattato con altre tecniche quali il reiki, ad esempio. Il reiki è di sé stesso una vibrazione molto elevata di riequilibrio e di pace che promuove la crescita spirituale e la guarigione. Chi è stato iniziato al Reiki diventa un “canale” attraverso cui scorre quest’energia, questa vibrazione e attraverso di lui questa vibrazione si trasmette alla persona trattata che quindi inizia a stare meglio. Per rimanere alla metafora della radiolina, è come se prima questa persona ascoltasse musica triste e depressa, mentre poi arriva il reikista che diffonde invece una musica felice, gioiosa, che trasmette pace, voglia di vivere, serenità… Stesso dicasi per il therapeutic touch, alcune forme di ipnoterapie, il bere acqua programmata in un certo modo…
Anche gli stessi fiori di bach ci aiutano in questo stesso modo: le vibrazioni che i fiori hanno trasmesso all’acqua che poi ci funge da rimedio vengono portate nel nostro organismo e da lì iniziano a risuonare in tutto il nostro Essere, a tutti i livelli. In breve tempo ci ritroviamo sintonizzati su un maggior equilibrio e diciamo che il fiore ci ha “guariti”.
Ovviamente gli scettici obietteranno che si tratta solo di suggestione e che non sono i rimedi o i trattamenti a funzionare, ma il fatto di crederci. Quindi, secondo costoro, è il cambio dello schema di pensiero (che da distruttivo passa ad essere possibilista o addirittura costruttivo, ottimista) che determinerà il cambiamento. Qui non sappiamo se nasce prima l’uovo o la gallina: i pensieri stessi influenzano la vibrazione di una persona (si pensi al discorso del pensiero positivo), è però innegabile che i trattamenti energo-vibrazionali influenzano profondamente il pensiero. Prova ne è che questo tipo di trattamenti funzionano egregiamente anche con animali e piante.
Nei prossimi articoli andremo a vedere una per una alcune delle più conosciute o delle più interessanti di queste tecniche di trattamento energetico vibrazionale. Intanto tieni conto che ogni tuo pensiero genera una frequenza più o meno positiva per te. Se ti accorgi che stai pensando a cose che ti fanno stare male, sintonizzati su altri pensieri che ti facciano provare una maggiore gioia, o almeno ti siano neutri.

Avevo accennato nel post precedente ad una ristrutturazione. Si tratta di una piccola cosa, alcuni ambienti di casa sono stati reinventati e al posto di alte pile di libri (motivo di grande gioia per Pika, la nostra gatta cucciola amante delle arrampicate) ora una capiente libreria troneggia sull’intera parete dello studio.
Ho avuto ancora una volta la conferma di quanto il lavoro manuale condiviso con un’altra persona diventa una palestra per allenare tante “virtù” e un momento per cementare il rapporto, grazie al traguardo che si raggiunge insieme concretamente.
Nel progettare qualcosa la fantasia deve spesso fare i conti con la realtà, questo vuol dire costi, ambiente fisico entro il quale certe cose si possono o non si possono fare, capacità manuali che permettono o meno di raggiungere certi risultati. Tutto questo però aiuta ad incanalare in un progetto ben definito qualcosa che altrimenti rimarrebbe sulla carta
E via…l’avventura incomincia!
In questo caso la costruzione di una libreria è stata la fonte di tanti insegnamenti: collaborazione, fantasia nell’affrontare i piccoli imprevisti, pazienza, pazienza e ancora pazienza nel mentre gli imprevisti da piccoli si facevano grandi, frustrazione quando la tabella di marcia sembrava sempre inadeguata rispetto al tempo che il seghetto ci stava a tagliare i ripiani, il trapano a fare i buchi, l’avvitatore ad avvitare le viti, la bolla a decidersi di mostrare allineati gli scaffali!
La fatica e l’impegno sono del tutto ripagati dal risultato finale: qualcosa costruito con le proprie mani, certamente con alcuni difetti, ma del tutto personale.
Vale la pena affrontare l’incognita di un progetto basato sulle proprie forze, probabilmente è più facile o meno faticoso trovare la pappa pronta, ma la soddisfazione che ti fa nascere dentro non ha prezzo. Parliamo di una libreria…ma non solo… e allora una qualsiasi cosa svolta con presenza mentale diventa una meditazione, un profondo esercizio zen per allenarci ad assaporare la vita e la pace che scaturiscono dalla propria interiorità, adesso.
Dopo un lungo periodo di silenzio dovuto alla parziale ristrutturazione di casa (parleremo sicuramente un’altra volta di quanto sia appagante costruire qualcosa con le proprie mani: tanta pazienza, frustrazione per gli inevitabili rallentamenti e contrattempi, ma soddisfazione finale assicurati!) mi è venuta voglia di segnalare una delle tecniche più semplici, facili ed efficaci che ho imparato in questi anni e che in molti momenti di bisogno è intervenuta a togliermi dagli impicci.
Si tratta di un semplice “picchiettamento” che, invece di utilizzare gli aghi come fa l’agopuntura, stimola alcuni punti principali dei nostri meridiani e permette di sciogliere i blocchi energetici che percepiamo come malesseri, disturbi o disagi sia a livello emotivo che fisico. La tecnica si chiama EFT ed è stata sviluppata da Gary Craig e recentemente portata in Italia. Clicca sulle immagini qui sotto per saperne di più:
La sua applicazione, una volta acquisito il procedimento, può veramente risolvere una situazione … peccato che, come spesso accade con le cose che ci possono aiutare, mi dimentico “per pigrizia” di metterla da subito in pratica .
Per andare sul concreto porto come esempio un episodio che può attestare la sua validità e stimolare la curiosità di chi non la conosce.
Si sa che durante le ferie può capitare sul lavoro di sostituire un collega che ha un ruolo diverso dal proprio, così alcuni anni fa mi era successo di cambiare completamente tipo di mansione per un paio di settimane. L’esperienza si era rivelata decisamente traumatica tanto che alla fine della sostituzione, che coincideva con l’inizio delle mie ferie, mi ritrovai così indebolita da passare un paio di giorni a letto con la febbre e una grande spossatezza.
Lo stress accumulato si manifestò nel fisico che in questo modo mi costrinse a recuperare le energie con un riposo forzato, ma assolutamente necessario.
L’anno dopo affrontai di nuovo lo stesso compito con uno stato d’animo del tutto diverso, avevo accumulato delle competenze e sapevo bene a che cosa andavo incontro, quindi mi sembrava di essere preparata per affrontare quelle settimane.
Invece, una volta arrivata sul posto la mattina del primo giorno di sostituzione, cominciai a sentire delle piccole contrazioni allo stomaco, un senso di oppressione alla testa e gli occhi un po’ irritati e di colpo la prospettiva di quello che avevo vissuto l’anno prima mi si parò davanti agli occhi!
Prima cercai di razionalizzare a livello mentale di quanta esperienza avessi fatto nel frattempo, di come avevo già superato quel tipo di situazione in condizioni del tutto differenti…ma il fisico reclamava a gran voce l’inefficacia dei miei ragionamenti!!!
A questo punto finalmente mi ricordai della tecnica del picchiettare, mi fiondai in bagno e con il desidero fortissimo di non ripetere errori già fatti riuscii a cambiare il mio atteggiamento nei confronti della situazione (tanto quella non la potevo mica far scomparire con la bacchetta magica!). In capo ad un paio di minuti i vari malesseri scomparvero e lasciarono il posto alla calma consapevolezza che in quel momento c’era una giornata da affrontare non con timore ma vivendola minuto per minuto, così come si presentava.
Posso sinceramente dire che funzionò per tutti i restanti giorni, permettendomi di uscire indenne, senza ricadute fisiche o emotive, e godermi così subito dopo le mie ferie.
Oggi mi ritrovo a ripensare con un sorriso alla mia immagine che quella mattina vedevo nello specchio del bagno mentre ripeteva le frasi e la canzoncina che accompagnano il picchiettamento.
Invito a chi si fosse incuriosito ad approfondire l’EFT (ne parleremo anche qui in seguito) ad esempio con l’ausilio dei due corsi in DVD che trovate qui sotto e che permettono a chiunque, anche ai completi neofiti, di imparare da soli e da zero la tecnica dell’EFT raggiungendo un ottimo livello di padronanza e consentono a quelli che hanno già conosciuto la tecnica di approfondire le diverse sfaccettature e truccheti del mestiere. Vi invito tutti a provare, provare, provare e lavorare con tenacia sui propri problemi mediante l’EFT, perchè spesso i risultati si vedono subito, altre volte invece ci vuole pazienza, però alla fine si viene ampiamente ricompensati.
buon picchiettamento a tutti
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Tutti i momenti sono belli, ma devi essere ricettivo e in atteggiamento di resa.
Tutti i momenti sono benedizioni, ma devi essere capace di vederli.
Tutti i momenti sono regali.
Se li accetti con profonda gratitudine, niente andrà mai storto…
(Osho)
Desideriamo una cosa, la otteniamo; cominciamo a desiderarne un’altra e così via. Non siamo mai del tutto soddisfatti di ciò che abbiamo. Tutto questo accade solo perché abbiamo dimenticato un passo importante del processo della vita: la gratitudine.
Essere grati è una sensazione di felicità, di amore, di apertura verso la vita e il suo fluire. C’erano tempi in cui la gratitudine veniva tenuta in grande considerazione. Noi oggi per lo più conosciamo preghiere di supplica, ma pochi ormai sanno dire una preghiera di ringraziamento.
Molte persone, addirittura, non sanno per cosa ringraziare… dicono che nella loro vita va tutto storto…
Proprio in questi giorni ho visto uno spot pubblicitario in televisione a favore di una ONLUS. Lo spot è muto, ci sono solo scritte che passano sullo schermo e informano il lettore che è fortunato, perché fa parte di quella minoranza di persone capaci di leggere. E non è una cosa scontata!
Diamo per scontate tante cose, cose di cui dovremmo invece imparare ad essere grati. Magari qualcuno difetta in salute, ma abbonda in affetti. Ad altri possono mancare i soldi per arrivare a fine mese, ma hanno intelligenza e cuore a volontà. C’è chi si lamenta che non ha l’auto nuova, ma non pensa alla fortuna di avere una casa in cui dormire. Chi si lamenta di non aver ancora trovato l’amore, ma non presta attenzione alla meravigliosa famiglia che ha intorno…
C’è sempre qualcosa di cui essere grati. Come dice Osho, basta aprirsi ed essere ricettivi e ogni cosa, ogni momento diventano una magia di cui stupirsi, di cui gioire, di cui essere profondamente grati alla Vita.
Coltivare il senso di gratitudine è forse la cosa più bella che possiamo fare per noi stessi. Con esso impariamo ad apprezzare il momento presente, impariamo a vedere sempre le opportunità anche laddove gli altri non le notano, ci focalizziamo sulla ricchezza della Vita invece di persistere nell’illusione del “non ho”, “non posso”, “non…”
E poi c’è il grande segreto: noi attiriamo nella nostra vita proprio ciò su cui ci sintonizziamo. Se siamo continuamente sintonizzati sulla disperazione, su ciò che manca, su ciò ci fa star male, beh, allora attiriamo nella nostra vita proprio queste cose in modo che ci facciano sperimentare altra povertà, altra delusione, altro dolore.
Se, invece, impariamo a portare la nostra attenzione alle cose che desideriamo, già ringraziando con fede perché ci verranno date, se impariamo ad apprezzare pienamente quello che già abbiamo, se impariamo e pratichiamo la gratitudine, allora diventeremo delle vere e proprie calamite per quegli eventi che ci portano felicità, realizzazione e soddisfazione.
Ci sono dei bellissimi libri usciti negli ultimi tempi e che parlano della Legge di Attrazione: ve li consiglio tutti, li trovate in fondo a questo post. Ma non è certo cosa nuova. In testi sacri di tutte le religioni troviamo chiari riferimenti a questo “segreto” e alla immane forza che scaturisce dall’Amore e dalla Gratitudine.
Quindi chiediamoci non cosa ci manca, piuttosto chiediamoci cosa già abbiamo, quanto già siamo fortunati. Ci sorprenderemo ogni giorno di più nello scoprire quante cose meravigliose ci sono già nella nostra vita e quante ancora sono già alla nostra portata. Siamo grati per questo e in questa maniera ci apriremo sempre di più alla sovrabbondante ricchezza della Vita e attireremo sempre nuove occasioni di cui gioire.
In fondo al messaggio incollo una piccola meditazione sulla gratitudine che avevo trovato in rete tempo fa e salvato. Chissà che non ci possa essere utile.
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Letture consigliate:
The Secret – Il Segreto – Byrne
La Legge dell’Attrazione – Hicks
La Legge dell’Attrazione – Wattles
La Scienza del diventare Ricchi – Wattles
La Legge dell’Attrazione in axione DVD
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Meditazione sulla gratitudine
Questa è una breve meditazione sulla gratitudine, sul mistero della gratitudine.
Essere grati, sentirsi grati.
La gratitudine che esprimiamo, la gratitudine che non esprimiamo ed altra gratitudine ancora, sepolta più in fondo, che non sappiamo nemmeno di avere.
Siamo grati.
Può darsi che abbiamo paura della gratitudine.
Può darsi che ne abbiamo paura e non lo sappiamo.
Paura che ci faccia sentire inferiori, paura che ci lasci alla mercé dell’altro.
Paura.
Quando cominciamo a capire che questa paura ci separa, che è una barriera crudele dentro di noi e tra noi e gli altri, allora cominciamo a lasciar andare, e la gratitudine può affiorare.
Essere grati significa sentire di più.
Significa scoprirsi esseri umani più completi.
Che cos’è la gratitudine? Da dove parte? Com’è? Perché?
Occasioni di gratitudine: persone, paesaggi, animali verso cui sentiamo gratitudine.
È come una carezza.
Praticando si diventa più grati.
Forse chi è veramente maturo dentro di sé passa la vita a ringraziare invece che a chiedere: di lì la gioia, il privilegio della gratitudine, il privilegio di ringraziare.
Nei momenti di sofferenza, la consapevolezza che li avvolge può assumere a volte un sapore di accettazione molto simile alla gratitudine.
C’è qualcosa di forte e di dolce nel soffrire con gratitudine ed accettazione.
C’è l’intuizione oscura di una vita più grande di quella che viviamo, dove anche la sofferenza ha un senso.
La gratitudine per le piccole cose è una grande cosa.
L’amicizia è fatta di gratitudine.
“Improvvisamente”, ha detto un poeta, “mi sentii grato.
Ma per chi e per che cosa, non so.”
La gratitudine unisce.
Sentirsi grati è come sentirsi a casa: perciò siamo così contenti. Allora la nostra vera casa, la nostra vera origine, non è altro che gratitudine.
Che tutti noi si possa essere grati.
Che tutti si possa percepire la gratitudine dentro di noi e quella che ci viene da fuori. Che tutto il mondo possa essere più grato.
Che ondata di calma e di gioia, se soltanto la gratitudine generale aumentasse un poco!
Quando pensiamo che le cose ci siano dovute, non possiamo essere grati.
Quando abbiamo capito che nulla ci è dovuto, allora incominciamo ad essere fervidamente grati, allora ci coglie di sorpresa la gratitudine.
Quando non diamo più le cose per scontate, ci ritroviamo in mano la gratitudine.
(Tratto da: L’età dell’Acquario di Isabella Bresci Editore)
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A volte la tua gioia è all’origine del tuo sorriso,
ma a volte il tuo sorriso può essere all’origine della tua gioia.
(Thich Nhat Hanh)
In queste sagge parole si manifesta una verità che sento molto mia, la forma e l’essenza che si compenetrano, l’atteggiamento e il comportamento che creano l’emozione e viceversa.
Anche oggi mi è capitato sul lavoro di avere a che fare al telefono con molte persone. Quasi tutte riversano nelle richieste che fanno molto di più di quello che le parole stanno dicendo: la frustrazione di una giornata, una situazione difficile che sta esplodendo, la fragilità di un momento della vita in cui hanno bisogno d’aiuto… Sorridere mentre si risponde aiuta me e chi mi ascolta a creare una comunicazione migliore, sembra ingenuo pensare che un sorriso si possa percepire tramite un filo del telefono eppure è così. Se al telefono funziona, tanto più nel corso della giornata il sorriso mi accompagna come alleato prezioso del mio star bene. Quando mi ritrovo nervosa o contrariata diventa l’ancora a cui mi aggrappo per cambiare la vibrazione fuori e dentro di me, così ritrovo il sole nonostante tutto!
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Letture consigliate: I libri di Thich Nhat Hanh
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Oggi cominciamo a sfiorare un argomento che mi sta tanto, ma tanto a cuore: gli Angeli e gli Spiriti Guida.
No, non ti preoccupare: non parleremo di religione, né di catechismi vari. Questo blog rispetta tutte le religioni in quanto ritengo che in ogni religione vi sia una Via verso la libertà e la Verità. Purtroppo spesso ci entra la politica, ma lasciamo perdere questi discorsi…
Spesso ci capita di sentir parlare di Spiriti Guida. Altre volte di Angeli… Insomma, ognuno ha il suo modo di definire queste creature immateriali che ci seguono e ci aiutano. Sono presenti in praticamente tutte le religioni, lo sapevi? Nell’Induismo ci sono i Deva, nell’Islam c’è il Genio, presso Indiani d’America c’è l’Aquila… come si può vedere sono sempre creature che possono “volare” (ali, tappeti…) e che possono aiutare nel proprio percorso di vita, anche esaudendo le nostre preghiere. Ecco, nel Cattolicesimo, ma anche nell’Ebraismo e in ogni corrente del Cristianesimo abbiamo gli Angeli.
Chi sono in realtà queste creature? Non so risponderti. So solo che da millenni e millenni se ne parla, li si invoca con successo e che miriadi sono le teorie che ho letto e sentito su questi Esseri Celesti.
Mi sono fatto un po’ l’idea che essi semplicemente Sono. Non mi pongo più troppe domande. So, per averlo provato direttamente, che c’è qualcuno accanto a ognuno di noi che ci protegge, ci guida, ci ricorda qual’è il disegno che siamo venuti a seguire in questa vita. E se non gli prestiamo ascolto, se non ci lasciamo aiutare, allora rispetta la nostra decisione di far di testa nostra… però non manca, ad ogni occasione, di mettere sulla nostra strada quelle situazioni, quelle persone, quelle circostanze che possono “svegliarci” e farci capire che siamo fuori rotta e che è ora di riprendere il nostro compito, la nostra “missione”. Parleremo un giorno anche di questa “missione” che può anche, paradossalmente, essere quella di essere dei veri e propri briganti… ma non ora, adesso cerchiamo di rimanere in tema.
Per avvicinarci al mondo degli Angeli, o degli Spiriti Guida che dir si voglia, è necessaria una cosa fondamentale che molto difetta in quest’epoca di prevaricazioni: la FIDUCIA. Sapere che questi Esseri Celesti ci sono vicini e sono pronti a offrirci il loro aiuto è un atto di profonda fiducia. Fiducia nella vita, innanzitutto, ma anche fiducia in loro e nel fatto che l’aiuto che ci offrono ci è prezioso.
Col linguaggio moderno, potremmo paragonarli a dei “tutor”, degli esseri che hanno già fatto un certo percorso e hanno quindi adesso la possibilità e la preparazione necessarie per affiancarci e aiutarci a percorrere indenni la nostra vita terrena realizzando ciò per cui siamo qui.
In realtà mi piace pensare in maniera molto più romantica a degli Esseri di infinito amore e pazienza che ci proteggono e ci aiutano in ogni circostanza. Ma solo ad una condizione: che noi lo vogliamo. Se noi non acconsentiamo loro di aiutarci, allora si tengono in disparte e ci lasciano fare. Quello che, un po’ impropriamente, potremmo definire libero arbitrio.
La preghiera non è soltanto il Padre Nostro o i rosari. La preghiera è ogni dialogo che noi abbiamo con questi Esseri non incarnati. Li si può pregare per chiedere qualcosa, per ringraziarli o anche solo per fare quattro chiacchiere. In fin dei conti, anche una buona meditazione è un ottimo modo per entrare in contatto con essi, mentre ogni momento di preghiera è sicuramente un momento di meditazione.
In cosa possono aiutarci? Beh, le cose si possono vedere in molti modi. Per esempio, io trovo il loro aiuto insostituibile ogni qualvolta cerco parcheggio in centro città (quasi impossibile da trovare). Mi basta chiedere loro di far sì che io trovi presto un buon parcheggio ed essere fiducioso… e sempre, infallibilmente trovo parcheggio in pochissimo tempo. Funziona anche con tutti gli amici a cui l’ho consigliato. Certo ci vuole un po’ di fede e tanta apertura mentale
Ma spesso noi siamo qui e non abbiamo la più pallida idea di ciò che vorremmo dalla vita. Ci trasciniamo giorno dopo giorno senza mai provare quel senso di felicità e realizzazione, quel profondo senso di pace interiore che prova chi sa di aver fatto ciò che aveva da fare. E allora possiamo chiedere ai nostri Spiriti Guida, agli Angeli… di guidarci, di farci capire in maniera tenera e gentile qual’è la nostra strada, qual’è la nostra missione qui sulla Terra. Il loro modo di comunicarcelo può essere molto diverso: talvolta cominciano a capitare “coincidenze”, altre volte ci sentiamo stranamente attratti da qualcosa di nuovo o insolito, altre volte ancora magari apriamo un libro su una pagina a caso e proprio lì troviamo la risposta alle nostre domande…
Insomma, basta aprirsi fiduciosi e loro entreranno nella nostra vita per aiutarci e proteggerci. Noi non siamo mai soli, mai! E in qualunque frangente ci troviamo, anche il più disperato e doloroso, essi sono lì accanto a noi pronti a consolarci e aiutarci. Tutto quello che dobbiamo fare è permettere loro di aiutarci, affidarci a loro e chiedere aiuto.
Magari adesso starai pensando “ma io non ci credo molto… non penso di essere così buono da meritare il loro aiuto… e poi chissà se esistono davvero…” e così via. Beh, con tutte questo domande e considerazioni pensi davvero di lasciare un po’ di spazio dove loro possano agire??? C’è una storiella zen molto carina che racconta di un tale, gran professorone “so tutto io”, che va da un maestro illuminato e gli chiede di insegnargli ciò che ha scoperto in anni e anni di meditazione. Il maestro prende il servizio da thè e ne offre all’ospite. Riempie la propria tazzina e poi ne versa in quella dell’ospite… e continua a versare e versare… e il thè trabocca e si spande sul vassoio e poi sul tavolo. A quel punto il professorone gli dice “ma non vede quello che fa? la tazzina è piena, non ce ne può stare dentro dell’altro!” E il saggio maestro gli risponde “La tua mente è come questa tazzina, troppo piena perché altro ci possa stare dentro”… e congeda l’ospite
Allora, per una volta, affidati e prova a pregare. Può anche essere una preghiera semplice e umile. Ne scrivo qui una che ti può fare da guida, poi la adatterai e la svilupperai come più ti piace… in fin dei conti, puoi parlare con loro come parli con me o con chiunque
O miei cari Spiriti Guida, miei cari Angeli,
io sono un po’ perso e forse anche la mia fiducia in voi e nella vostra esistenza non è proprio salda,
non so bene neppure perché sto pregando.
Però sento dentro di me che c’è qualcosa oltre a tutto questo esistere materiale
e perso come sono sento di aver bisogno di aiuto, di guida, di protezione.
Allora vi prego umilmente di avere pazienza con me
e di starmi vicino e non permettere che mi accadano cose troppo spiacevoli.
Ma anche se accadessero, fatemi subito capire il significato profondo di queste.
E fate sì, nella maniera che ritenete più opportuna, ma sempre per me tenera e gentile,
di indirizzarmi sempre nella giusta direzione affinché io possa trovare la mia Via,
scoprire la mia missione di vita, capire qual’è la mia strada e la mia felicità.
E fatemi incontrare persone e circostanze e libri
che mi aiutino in questo mio percorso, procedendo sempre più veloce e sicuro.
E fatemi sempre capire chiaramente se sono sulla strada giusta o sbagliata
perché spesso sono un po’ duro di comprendonio e magari ci vuole qualche indicazione in più.
Vi ringrazio dell’aiuto che mi avete dato fino ad adesso
e di tutto l’aiuto che mi darete anche d’ora in avanti.
Serena notte!
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Letture consigliate:
Nuove meditazioni quotidiane – Dede Riva
Gli Angeli fra noi – Giuditta Dembech
Breviario degli Angeli – Giuditta Dembech
Gli Angeli nel nostro futuro – Giuditta Dembech
ago
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Chi di noi conosce veramente sé stesso? Pochi o nessuno. Ormai non è più data molta importanza al fatto di esistere e manifestarsi in quanto individui. Andiamo tutti negli stessi negozi, compriamo gli stessi tipi di vestiti (tra poche decine di scelte possibili, alla fine ci assomigliamo un po’ tutti), tutti mangiamo le stesse cose, tutti guardiamo gli stessi programmi alla TV… La chiamano “società”, un insieme di individui che condivide la stessa cultura, usi, costumi ecc.
Neppure ci rendiamo conto di quanto tutto questo in realtà pesi sul nostro inconscio, su quella parte nobilissima di noi che è il nostro vero Essere e che si trova nel nostro profondo. Ormai siamo tutti così standardizzati che difficilmente si riesce a cogliere con immediatezza quelle che sono le peculiarità, i talenti, i carismi di una persona. Tutto soffocato dal continuo, incessante, logorante cercare di conformarsi agli altri.
Non siamo più quello che siamo, ma quello che gli altri pensano noi dovremmo essere. Ma gli altri chi? Chi sono questi “altri”? E che scopo hanno nel volerci tutti uguali? O non siamo forse noi ad essere caduti nella trappola del pensare che da noi ci si aspetti qualcosa di particolare?
Tutto questo diventa particolarmente pesante quando, oltre a conformarci agli standard sociali, cerchiamo anche di accontentare le persone che più ci sono vicine: familiari, amici, colleghi di lavoro. Pur di piacere e non essere criticati, impariamo la sottile arte del capire cosa ci si aspetta da noi e ci adeguiamo a queste aspettative. Il problema è che ogni persona si aspetta da noi qualcosa di diverso e non possiamo contemporaneamente soddisfare tutti. Attenzione alla parola “contemporaneamente”. Sì, perché purtroppo molti imparano anche a comportarsi in maniera molto diversa a seconda di chi hanno davanti.
Magari all’inizio tutto sembra facile, ma col tempo questi comportamenti posticci, queste maschere iniziano a pesare tantissimo. All’inizio si nega solo una piccola parte di sé, ma col tempo si può arrivare a negare tutta la propria stessa individualità con tutto ciò che ne consegue. Astio e dolore si impossessano della persona che sente di non essere capita e valorizzata, mentre chi le sta intorno non ha la più pallida idea di cosa stia succedendo in quanto vede tutto scorrere normalmente.
La soluzione è troppo spesso altrettanto assurda quanto il male: invece di cercare gli intoppi e ritrovare la propria vera individualità cominciando finalmente a vivere la vita secondo quelle che sono le nostre necessità e non più quelle altrui, si inizia a prendere psicofarmaci che tengono sotto controllo ansia, depressione, angoscia ecc., coprendo così i sintomi di un malessere profondo che, se non riequilibrato, non ha ancora finito di causare guai.
Cercare e ritrovare la propria vera identità non è sempre così facile. Intanto bisogna mettere in conto che qualsiasi cosa cambiamo di noi stessi per essere più in linea con il nostro vero Essere sarà comunque un cambiamento che il nostro coniuge, i nostri figli, i nostri genitori, i nostri amici potrebbero non essere in grado di accettare da subito. Troppo abituati a vederci in un certo modo, si trovano spiazzati di fronte alla persona nuova che sta emergendo. E’ questa, più che ogni altra, la ragione per cui molti, dopo un primo timido tentativo di entrare in contatto con sé stessi, decidono la via della soppressione del sintomo grazie alla scienza medica, senza cambiare nulla nella propria esistenza.
L’unico modo di risolvere la faccenda è quello, invece, di andare in profondità dentro noi stessi e imparare a conoscerci, imparare quali sono i nostri principi (che spesso tradiamo), quali le nostre aspirazioni, quali in nostri reali bisogni, quali i nostri talenti che reclamano a gran voce di essere sviluppati e utilizzati. Certo non si può e non si deve fare tutto in una volta. Però si può procedere pian piano, togliendo uno strato alla volta. Tutte queste maschere sono spesso piazzate una sopra l’altra, un po’ come la struttura di una cipolla. E allora si comincia a sbucciare la cipolla togliendo la prima maschera che abbiamo individuato e consolidando il cambiamento. E pian piano si continua fino a toglierne la maggior parte. Vedremo in seguito anche come fare con appositi esercizi. Sappiate comunque che in questi casi può essere molto prezioso l’aiuto di un professionista preparato quale uno psicologo o un serio personal coach. Ma soprattutto è utile il lavoro che facciamo da soli su noi stessi. La biblioterapia è sicuramente un validissimo strumento (leggere i libri adatti a risolvere una situazione). Ma anche il tenere un diario seguendo certe modalità è molto importante perché ci aiuta sia a tenere traccia dei cambiamenti, sia a individuare quelle che sono le nostre dinamiche che tendono a ripetersi e che sarebbe bene cambiare.
Gettare la maschera non deve essere per forza un processo traumatico. Nessun processo di crescita dovrebbe esserlo. Si può anche crescere pian piano raggiungendo giorno dopo giorno risultati che a prima vista sembrano insignificanti, ma che col tempo, sommati assieme, danno il quadro di un carattere del tutto nuovo, il nostro vero carattere non più soffocato da mille aspettative e pregiudizi. Mi si permetta una metafora per chi è convinto che crescere è sempre sinonimo di sofferenza: quando si ha da imparare a nuotare si può scegliere di gettarsi in acqua e provare. Ci si spaventa e si rischia anche di annegare. Però si può anche scegliere di andare in piscina e, in acqua bassa e con l’aiuto di un bravo istruttore, imparare gradualmente a muoversi nell’acqua con sicurezza fino a diventare dei provetti nuotatori. Ecco, chissà perché per il nuoto viene visto come normale andare in piscina a fare un percorso graduale, mentre per quanto riguarda la mente sembra che la maggior parte della gente voglia gettarsi in acque fonde per dimostrare (agli altri!!!) di non essere deboli. Ma qui non c’è nulla che c’entri con “debole” o “forte”. Qui siamo noi con noi stessi. Fintanto che continueremo a seguire quello che gli “altri” possono pensare, continueremo solo a costruire nuove maschere da indossare sopra alle precedenti, negando sempre più la nostra essenza.
I primi esercizi che puoi fare sono proprio quelli legati al momento presente di cui abbiamo parlato ieri. Con una piccola variante. Mettiamo caso che adesso ti stia allacciando le scarpe. Osserva come le stai allacciando e chiediti il perché. Magari potresti scoprire che invece ti piacerebbe portare le scarpe con un tipo di allaccio diverso o crearne uno del tutto personalizzato… o che sarebbe molto più nelle tue corde un tipo di calzatura del tutto differente.
Allo stesso modo osservati mentre dai il buongiorno e chiediti perché lo dai in quel modo. Lo fai perché ti arriva così dal profondo o perché quello è il modo “giusto”, “appropriato alla situazione”, “quello che ci si aspetta da te”? Come ti piacerebbe dare il buongiorno? Provaci e scoprirai una parte di te che hai dimenticato, impolverata com’era sotto decine e decine di maschere e stereotipi.
Sono solo due piccoli indizi che ti permettono di capire il processo del consapevolizzare i tuoi comportamenti automatici, analizzarli se ti sono o meno congeniali e decidere eventualmente di cambiarli avvicinandoti a quello che è il tuo vero modo di essere. Come per ogni cosa anche qui la teoria sono solo parole. Ora tocca a te mettere in pratica. Se cambi anche un solo particolare a settimana, consolidando il cambiamento, nel giro di un anno ne avrai cambiati più di cinquanta e il tuo vero Essere risplenderà da ogni tua parola e ogni tua azione. E in questo troverai tanta serenità e pace che neppure immagini.
Buon lavoro e buona giornata.
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La maggior parte delle persone si angustia nel pensare a tante cose: il denaro, il lavoro, il futuro, ricordi di eventi passati… E di solito sono queste le persone più in pena, quelle più ansiose. La vita diventa un’eterna preoccupazione. Ma chiediti: a cosa mi porta questa preoccupazione? Mi porta forse maggiore benessere? Maggiore gioia e pace? Maggiore ricchezza? Maggiore serenità? La risposta è no, nulla di tutto questo. Le uniche cose che può portare sono ansia, inquietudine e paura, spesso anche disperazione e depressione.
E allora definiamo meglio cos’è la preoccupazione: lo dice la parola stessa, ovvero, occuparsi PRIMA di qualcosa, PRE-occuparsi. Se ben ci pensi, non c’è nulla di più stupido. Puoi agire su una situazione solo nel momento stesso in cui essa sta accadendo. Se ti preoccupi, se te ne occupi in un momento diverso di quello in cui essa realmente accade, allora stai solo sprecando il tuo tempo e le tue energie.
La stessa cosa accade a chi si crogiola nei ricordi, nel passato (piacevoli o spiacevoli che siano). Quel che è stato è stato, ora non c’è più. Rimane solo il ricordo di quello che è successo, ma ora, oggi, quella cosa non sta accadendo se non nella tua mente. E, se le presti attenzione, ti prende tutte le energie impedendoti di vivere il presente.
Intrappolati nel nostro pensare, perdiamo del tutto di vista quello che stiamo vivendo qui, ora! Ed è invece proprio in questo momento presente, che ad ogni attimo si rinnova, che si trovano la pace interiore, la serenità, la gioia, la felicità… Questa è una cosa che sapevamo bene da bambini e che col tempo abbiamo mutilato attraverso il processo del pensare. La buona notizia è che tutto questo pensare si può disimparare! Con un po’ di allenamento quotidiano possiamo di nuovo riappropriarci della gioia di percepire il presente e viverlo appieno.
E allora, nel mentre stai facendo una passeggiata al parco o in campagna per rilassarti, invece di avere la mente invasa dai pensieri, potrai godere del volo di una farfalla, del verde dell’erba, dei colori stupendi del cielo, dei profumi che inondano l’aria, della maestosità di un paesaggio o anche solo di un particolare come, ad esempio, la forma di un sasso. E magari scorgerai anche una bella pianta di rovi piena di more da poter gustare appieno. Tutte cose, se ricordi bene, che da bambini ci venivano istintive. Quell’istinto è dentro ognuno di noi, anche dentro di te. Ora giace assopito, ma lo si può risvegliare!!!
Solo nel qui e ora possiamo trovare una ragione di vita, una serenità, una pace che in nessun altro posto possiamo sperare di trovare. E anche se ti angustiano dolori o preoccupazioni, se solo impari a chiederti “ma qui, ora, cosa c’è intorno a me, cosa c’è che mi possa rallegrare?”, se solo reimpari a prestare attenzione a quello che ora, proprio adesso, ti sta attorno, potrai sperimentare magari anche solo per pochi attimi un senso di pace.
Qualcuno mi dice “ma a me pochi attimi non bastano”. E invece sì che bastano, perché appena ritornano i pensieri disturbanti puoi ripeterti la stessa domanda e trovare altri attimi di pace e serenità. E il bello è che dopo un po’ di tempo che lo si continua a fare con regolarità si sarà instaurata una nuova abitudine: la domanda scatterà inconsciamente e in ogni momento la nostra mente cercherà proprio qui e ora un motivo per essere gioiosa, felice, in pace con sé stessa e col mondo. E così ti ritroverai quasi senza accorgertene con un carattere diverso, volto al bene, alla gioia e al presente invece che alle preoccupazioni e alle incertezze.
Ecco l’esercizio: comincia col porti più e più volte al giorno queste due domande
1) cosa c’è intorno a me adesso, proprio qui e ora, che mi piace e mi può dare gioia, pace e serenità?
2) cosa posso fare adesso, proprio qui e ora, che mi faccia andare in una direzione di maggiore pace e serenità?
E appena hai risposto (le risposte migliori di solito emergono all’istante nel mentre ancora stai formulando la domanda) immergiti completamente nel momento presente e assapora fino in fondo la serenità, la pace e la gioia che esso porta con sé.
Ti auguro una giornata speciale, piena di consapevolezza dell’eterno momento presente che ad ogni attimo si rinnova.
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PS: ecco qui quello che proprio ora, adesso, sta reclamando la mia attenzione e la mia gioia e serenità. Si chiama Pika

Letture consigliate: sicuramente i libri di Eckhart Tolle, ma anche quelli di Thich Nhat Hanh. Li potete ordinare anche su Il Giardino dei Libri:




